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Dichiarazione dell’Ambasciata d’Ucraina in Italia sulla partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia
Pubblicato 06 maggio 2026 18:00

Il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia è una vergogna per coloro che lo hanno reso possibile, in aperta violazione dei valori democratici, della responsabilità morale e della risposta internazionale fondata su principi nei confronti della brutale guerra della Russia contro l’Ucraina.

Il silenzio e l’ignorare i crimini della Russia in tempo di guerra cessano di essere una posizione al di fuori della politica e diventano invece una forma di complicità.

Coloro che si rifiutano di difendere i valori democratici e la vita umana, scegliendo invece di accomodare l’aggressore, non proteggono la libertà artistica: servono gli interessi dell’aggressore, contribuiscono a legittimarne i crimini e ne diffondono la propaganda, minando al contempo la propria credibilità e autorità morale.

Non si può ignorare il fatto che la cultura in Russia sia inseparabile dal suo regime militarista. Il padiglione russo alla Biennale, con i suoi legami con il complesso militare-industriale russo e con la leadership politica del Paese, ne è un’ulteriore prova.

La cultura russa alla Biennale di Venezia è inseparabile dai crimini di guerra della Russia, dal suo terrore sistematico e dalle politiche volte alla distruzione dell’identità nazionale ucraina.

Centinaia di artisti e figure culturali ucraine non potranno mai più presentare le proprie opere al mondo. Sono stati uccisi dalla Russia sia sul campo di battaglia sia nelle città pacifiche che la Russia terrorizza quotidianamente. Migliaia di siti del patrimonio culturale, musei, teatri, biblioteche, archivi e infrastrutture culturali sono stati danneggiati o distrutti. Queste perdite vanno ben oltre la distruzione materiale: fanno parte della deliberata campagna della Russia per cancellare la cultura ucraina, la memoria storica e il diritto stesso dell’Ucraina a esistere.

È quindi impossibile considerare la partecipazione dello Stato aggressore ai principali eventi culturali internazionali al di fuori del contesto della guerra che esso stesso ha scatenato.

Il tentativo di separare la presenza culturale della Russia dalle politiche dello Stato russo è una manifestazione di una pericolosa cecità morale. È impossibile parlare di un “dialogo tra culture” mentre uno Stato utilizza missili contro i musei, attacchi con droni contro i centri storici delle città e l’occupazione come armi contro la memoria, la lingua e l’identità nazionale. È impossibile affiancare le voci dell’arte libera alla voce di uno Stato che cerca di distruggere una nazione indipendente, criminalizza il dissenso, perseguita i propri artisti e trasforma la cultura in un’estensione della propria macchina da guerra.

La partecipazione dell’Ucraina alla 61a Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia è un forte richiamo a una cultura unica che lotta per la propria esistenza sotto i bombardamenti, che preserva la dignità umana e resiste ai tentativi di cancellazione. Rendiamo inoltre omaggio agli artisti, scrittori, musicisti, registi, pittori e operatori culturali ucraini le cui voci sono state messe a tacere dalla “cultura” della guerra della Russia attraverso proiettili, missili e camere di tortura.

Siamo grati a tutti coloro che sostengono l’Ucraina e si oppongono alla normalizzazione della guerra, dei crimini e della propaganda della Russia.

Invitiamo coloro che sostengono il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia a ricordare i nomi degli artisti ucraini uccisi dalla Russia e a confrontarsi con la realtà di ciò che stanno giustificando: guerra, morte, sofferenza umana e distruzione.


English version

Statement by the Embassy of Ukraine in Italy on Russia’s Participation at the Venice Biennale

Russia’s return to the Venice Biennale is a disgrace to those who enabled it, in defiance of democratic values, moral responsibility, and principled international response to Russia’s brutal war against Ukraine.

Silence and the ignoring of Russia’s crimes in times of war cease to be a position outside politics and instead become a form of complicity.

Those who refuse to defend democratic values and human lives, and instead accommodate the aggressor, do not protect artistic freedom, they serve the aggressor’s interests, whitewash its crimes, and spread its propaganda, while undermining their own credibility and moral authority.

One cannot turn a blind eye to the fact that culture in Russia is inseparable from its militaristic regime. The Russian pavilion at the Biennale, with ties to Russia’s military-industrial complex and political leadership, is further evidence of this.

Russian culture at the Venice Biennale is inseparable from Russia’s war crimes, its systematic terror, and its policies aimed at the destruction of Ukraine’s national identity.

Hundreds of Ukrainian artists and cultural figures will never again be able to present their works to the world. They were killed by Russia on the battlefield as well as in peaceful cities that Russia has been terrorizing daily. Thousands of cultural heritage sites, museums, theatres, libraries, archives, and infrastructure facilities have been damaged or destroyed. These losses extend far beyond physical destruction, they are part of Russia’s deliberate campaign to erase Ukraine’s culture, historical memory, and its very right to exist.

It is therefore impossible to consider the participation of the aggressor state in major international cultural events outside the context of the war it has unleashed.

The attempt to separate Russia’s cultural presence from the policies of the Russian state is a manifestation of dangerous moral blindness. It is impossible to speak of a “dialogue of cultures” while one state uses missiles against museums, drone attacks against historic city centers, and occupation as weapons against the memory, language, and national identity. It is impossible to place the voices of free art alongside the voice of a state that seeks to destroy an independent nation, criminalizes dissent, persecutes its own artists, and turns culture into an extension of its war machine.

Ukraine’s participation in the 61st International Art Exhibition is a vocal reminder of a unique culture that is fighting for its existence under bombardment, that preserves human dignity, and that resists attempts to erase it. We also pay tribute to Ukrainian artists, writers, musicians, directors, painters, and cultural figures whose voices have been silenced by Russia’s “culture” of war through bullets, missiles, and torture chambers.

We are grateful to everyone who supports Ukraine and opposes the normalization of Russia’s war, crimes, and propaganda.

We call on those who support Russia’s return to the Venice Biennale to remember the names of Ukrainian artists killed by Russia and confront the reality of what they are justifying: war, death, human suffering and destruction.

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