Oggi l’Ucraina ricorda la Giornata della resistenza all’occupazione della Repubblica Autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli. Proprio con l’occupazione della Crimea nel 2014 è iniziata l’aggressione armata della Russia contro l’Ucraina. Questo giorno è diventato simbolo di coraggio, unità e determinazione degli abitanti della penisola.
Il 26 febbraio 2014, davanti all’edificio della Verkhovna Rada della Repubblica Autonoma di Crimea, si riunirono migliaia di persone a sostegno dell’integrità territoriale dell’Ucraina e contro la convocazione di una sessione straordinaria del parlamento crimeano, che attivisti filorussi volevano indire il 25 febbraio 2014. La Russia tentò di inserire all’ordine del giorno la questione del cosiddetto “referendum per l’indipendenza della Crimea”, ma grazie alla massiccia manifestazione dei cittadini fu possibile impedire la riunione straordinaria del parlamento.
Già il giorno successivo, la Federazione Russa passò alla fase aperta e militare della presa della penisola. Militari armati senza insegne occuparono edifici amministrativi, iniziarono a bloccare le unità militari ucraine e gli obiettivi strategici. Così ebbe inizio l’occupazione temporanea della Crimea, che dura ormai da 12 anni.
In questo periodo, la Crimea è diventata un territorio di sistematiche violazioni dei diritti umani, persecuzioni politiche, repressioni contro i tatari di Crimea e gli attivisti filo-ucraini, nonché di militarizzazione e russificazione. Nonostante ciò, la resistenza continua — in diverse forme, spesso invisibili, ma quotidiane e coraggiose.
Il 26 febbraio è un promemoria che la Crimea è stata e rimane parte dell’Ucraina. La lotta per la sua de-occupazione continua, e il ritorno della penisola è una questione di giustizia, sicurezza e ripristino del diritto internazionale.